Di fronte a una tragedia che ha profondamente colpito l’intera comunità subacquea internazionale, il primo pensiero non può che andare alle vittime e ai loro familiari. Mondo Sommerso desidera esprimere la propria vicinanza ai parenti e agli amici di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri, Gianluca Benedetti e Mohamed Mahudhee, il soccorritore maldiviano che ha perso la vita durante le prime fasi delle operazioni di ricerca. A loro si unisce il cordoglio della nostra redazione e di quanti, a vario titolo, vivono e operano nel settore delle attività subacquee.

A distanza di settimane dall’incidente avvenuto alle Maldive il 14 maggio scorso, permane una considerazione fondamentale: non esistono ancora elementi sufficienti per stabilire con certezza la dinamica degli eventi e le cause che hanno condotto a un episodio tanto drammatico e senza precedenti per dimensioni e conseguenze.

Le indagini, sia di natura penale sia assicurativa, sono tuttora in corso su più livelli nazionali e internazionali. Accertamenti autoptici, analisi tossicologiche e verifiche sulle apparecchiature recuperate richiedono tempi lunghi e procedure rigorose. Potrebbero trascorrere ancora molti mesi prima che emergano risultati completi, documentati e divulgabili.

In questo contesto, ogni tentativo di individuare responsabilità o spiegazioni definitive rischia di trasformarsi in null’altro che una semplice ipotesi. Gran parte di ciò che circola pubblicamente deriva infatti da ricostruzioni giornalistiche, testimonianze indirette e interpretazioni che, allo stato attuale, non possono sostituire le risultanze delle indagini ufficiali. Fanno eccezione soltanto alcuni racconti descrittivi dei tre soccorritori finlandesi coinvolti nelle operazioni di recupero e il materiale video relativo alle ricerche prodotto da DAN Europe, elementi che documentano le attività di ricerca e soccorso ma non costituiscono testimonianze dirette dell’accaduto.

Proprio per questo motivo appare opportuno riportare l’attenzione su ciò che oggi è possibile analizzare in modo oggettivo: i dati, le statistiche e le conoscenze consolidate in materia di sicurezza subacquea. Un approccio che può contribuire a evitare interpretazioni emotive, timori ingiustificati e fenomeni di disinformazione, preservando al contempo la corretta percezione di un’attività che continua a fornire un contributo fondamentale alla ricerca scientifica e alla conoscenza dell’ambiente marino, a tutti i livelli (si consideri anche semplicemente il moderno coinvolgimento dei comuni subacquei nella “citizen-science”!).

I numeri dell’incidentalità in acqua

Secondo i dati disponibili, nel nostro Paese gli incidenti mortali in acqua sono stati 263 nel 2024 e 341 nel 2025, per una media di 302 casi annui nel biennio 2024-2025.

Queste statistiche comprendono diverse tipologie di eventi:

  • annegamenti in mare;
  • incidenti da sommersione-sub;
  • incidenti in piscina, soprattutto riguardanti bambini;
  • eventi verificatisi in laghi e fiumi;
  • attività balneari e ricreative;
  • malori in acqua;
  • cadute accidentali.

Ne consegue che gli incidenti subacquei rappresentano soltanto una componente del più ampio fenomeno degli incidenti in ambiente acquatico. Se è vero che i decessi legati all’attività subacquea rientrano nelle statistiche degli annegamenti, è altrettanto vero che la grande maggioranza degli annegamenti non riguarda il mondo delle immersioni.

Anche all’interno della stessa incidentalità subacquea occorre distinguere tra apnea, pesca in apnea e immersione con autorespiratore. Quest’ultima costituisce una porzione estremamente ridotta del totale, nell’ordine di poche unità all’anno in Italia.

A livello internazionale, le statistiche indicano un’incidenza di circa 2 decessi da immersione con autorespiratore ogni 100.000 immersioni.

Il confronto con altre attività

Per comprendere meglio la portata di questi numeri può essere utile confrontarli con quelli di altre attività comunemente praticate.

In Italia gli incidenti mortali in montagna causano mediamente circa 500 vittime all’anno. La casistica comprende:

  • escursionismo;
  • alpinismo;
  • sci fuori pista e scialpinismo;
  • mountain bike e attività outdoor in ambiente impervio;
  • raccolta di funghi e altre attività ricreative in quota.

Anche in questo caso la maggior parte degli incidenti non riguarda l’alpinismo tecnico, ma attività escursionistiche.

Ancora più significativo è il dato relativo alla circolazione stradale, che registra mediamente circa 3.000 vittime ogni anno nel nostro Paese.

Una statistica elaborata dal DAN sugli incidenti subacquei nel mondo tra il 2000 e il 2006 evidenzia invece un indice di fatalità pari a 1,6×10⁻⁴, circa dieci volte inferiore rispetto a quello degli incidenti stradali.

La letteratura scientifica concorda pertanto nel definire la subacquea un’attività relativamente sicura quando vengono rispettati addestramento, procedure operative e limiti previsti. Gli eventi gravi restano statisticamente poco frequenti o decisamente rari, anche se l’ambiente subacqueo riduce inevitabilmente i margini di recupero quando qualcosa non procede come previsto fino al punto d’innescare le condizioni per un incidente.

Il peso del fattore umano

Un aspetto emerge con particolare evidenza dall’analisi della maggior parte degli incidenti subacquei: il ruolo centrale del cosiddetto human factor.

Secondo il paper Acott (2005), il 59% degli incidenti subacquei sarebbe riconducibile a insufficiente conoscenza dei rischi oppure a un’applicazione non corretta di procedure e regole operative. Studi e analisi più recenti suggeriscono addirittura percentuali superiori al 70%, destinate probabilmente a crescere con il miglioramento delle possibilità di rilevazione e classificazione.

L’importanza del fattore umano emerge anche da un’altra osservazione significativa che riguarda la formazione: l’aumento costante del numero di praticanti non ha comportato una crescita proporzionale degli incidenti. La diffusione delle didattiche e dei programmi formativi ha infatti contribuito a contenere l’incidentalità, dimostrando concretamente quanto l’educazione e la preparazione rappresentino strumenti essenziali per la tutela della sicurezza.

Ricerca scientifica e procedure operative

Le immersioni finalizzate alla ricerca scientifica seguono protocolli particolarmente rigorosi, che riguardano sia le metodologie di raccolta dei dati sia gli aspetti legati alla sicurezza operativa.

Che si tratti di campionamenti biologici, carotaggi geologici o altre attività di studio, le procedure prevedono standard precisi e consolidati.

I dati dell’American Academy of Underwater Sciences relativi al periodo 1998-2007 mostrano infatti per le immersioni scientifiche un tasso di incidenti pari a 3,24 x 10⁻⁵, circa dieci volte inferiore rispetto a quello registrato nelle altre attività subacquee.

Si tratta di un risultato che conferma il valore di una pianificazione accurata, della preparazione tecnica, dell’applicazione rigorosa delle procedure e delle competenze maturate.

Un parere d’eccellenza

Riportiamo intanto l’interessante valutazione d’un personaggio d’esperienza specifica sui fattori di rischio nelle pratiche e nelle procedure di ogni tipo d’immersione, ritenendo ciò una valida anticipazione sull’importanza che avrà il poter parlare delle cause dell’accaduto quando ce ne saranno sufficienti elementi divulgabili…cosa che come Mondo Sommerso cureremo di fare. «Intervenire pubblicamente – se fatto con la dovuta professionalità – non deve essere più considerato sconveniente nei confronti delle vittime perché significa in realtà sensibilizzare l’opinione pubblica (e soprattutto la comunità subacquea) sulle tematiche della prevenzione degli incidenti – sostiene il dr. Giorgio Caramanna, un esperto di livello internazionale sulla gestione del rischio nelle attività subacquee, di cui riportiamo in calce i riferimenti dell’omonimo suo libro uscito poco tempo prima dell’incidente –. È solo condividendo le nostre esperienze (anche quelle negative) che possiamo rendere la subacquea sempre più sicura. Credo che esista un dovere morale di rompere il muro del silenzio – quella certa “omertà” tipica della comunità subacquea – e far capire che discutere di un problema non è colpevolizzare alcuno ma capire insieme cosa e perché è successo e quali sono le strategie corrette per evitare che il guaio si ripresenti in futuro».

Normative e cultura della sicurezza

Anche il quadro normativo si è evoluto negli anni con crescente attenzione agli aspetti di prevenzione. L’ultima versione della legge sulla subacquea contiene già disposizioni dettagliate e restrittive sui parametri di sicurezza cui devono conformarsi le attività operative. È opportuno ricordare che l’entrata in vigore della norma è antecedente all’incidente delle Maldive.

Alla luce di questi elementi, i soli a poter essere considerati corrispondenti a fatti e non a opinioni, la riflessione che la tragedia impone non riguarda tanto la necessità di formulare conclusioni premature quanto quella di rafforzare ulteriormente la cultura della sicurezza.

Il rispetto rigoroso dei limiti operativi, delle procedure previste e delle valutazioni preventive necessarie rappresenta infatti la condizione indispensabile affinché la subacquea possa continuare a essere considerata una delle attività più sicure praticabili. Accanto alla preparazione tecnica resta fondamentale la capacità di valutare correttamente il rischio, maturando, soprattutto nelle situazioni limite o caratterizzate da elementi di incertezza, la disponibilità a rinunciare quando le condizioni ne suggeriscono l’opportunità.

Una scelta che non rappresenta una sconfitta, ma una delle più alte espressioni di consapevolezza e professionalità.

(Le immagini utilizzate sono state generate con AI)

Fonti citate e di riferimento: ISS – Osservatorio incidenti in acqua dell’Istituto Superiore di Sanità; DAN Divers Alert Network – annual diving reports; CNSAS Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico; CAI Club Alpino Italiano; ANSA.

Bibliografia specifica: “Gestione del Rischio per Operazioni Subacquee – come aumentare la sicurezza e l’efficienza dei team subacquei”, by Giorgio Caramanna, Ph.D., con la collaborazione di Brian Strickland, M.D. (Disponibile su Amazon in formato Kindle e in cartaceo, in Inglese e in Italiano).


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